Vertice europeo del 18 e 19 febbraio [fr]

Il Presidente François Hollande e i suoi omologhi europei riuniti giovedì 18 e venerdì 19 febbraio a Bruxelles per un nuovo vertice europeo.

F. Hollande et M. Renzi lors du Conseil européen, le 18/02 - F. Hollande e M. Renzi durante il Consiglio europeo (18/02) - JPEG

Due i temi principali all’ordine del giorno : la gestione della crisi dei rifugiati da una parte e, dall’altra, i negoziati tra Regno-Unito e gli altri membri dell’Unione europea in vista del referendum britannico sulla permanenza nell’UE.

Al termine del vertice, François Hollande ha tenuto una conferenza stampa in cui ha affrontato le seguente tematiche:

Rifiugiati: "Dobbiamo evitare che vi siano decisioni unilaterali che possano far si’ che dei controlli diventino chiusure di frontiere all’interno stesso dello spazio europeo – dello spazio Schengen – cosa che porterebbe non soltanto alla disgregazione dell’Europa, ma anche a lasciare alla Grecia il compito essenziale dell’accoglienza e della presenza dei rifugiati (...) La posta in gioco nel trattare questa grave questione, è l’idea europea – ma stavo per dire non soltanto l’idea, non soltanto il progetto – è l’esistenza stessa dell’Europa ».

Posizione del del Regno Unito nella UE: "Il Regno Unito ha una posizione particolare in Europa. L’ha sempre avuta. Non fa parte di Schengen. Non è nella zona euro. Non aderisce alla Carta dei diritti. Ma non ci sono state deroghe alle regole del mercato unico. Non ci sono revisioni previste dei trattati. Non c’è diritto di veto del Regno Unito sulla zona euro, cosa che era per la Francia un punto molto importante".

Europa differenziata: "Sono per un’ Europa differenziata. Nel senso che abbiamo un patto comune, dei valori che condividiamo, uno spazio politico, un mercato, che ubbidisce alle stesse regole, sia sul piano delle merci che dei prodotti finanziari. E’ l’Europa che si è costruita progressivamente e che rimane. E poi ci sono dei paesi che vogliono andare meno lontano, che non sono per esempio nella zona euro, che non vogliono avere regole legate alle frontiere o che, in diversi ambiti, non vogliono partecipare maggiormente. E poi ce ne sono altri che vogliono che l’Europa possa, ad alcuni, senza dubbio, avvicinarsi ancora di più, sostenere politiche comuni, per esempio nell’industria, nel digitale, nella ricerca, nell’università, che stanno per andare avanti. Cio’ vale anche per l’Europa della difesa, che ovviamente esiste a 28, ma che puo’ essere ancora potenziata con qualcu’un altro. E’ quest’Europa che mi sembra avere un futuro".

Ultime modifiche: 07/03/2016

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