Per una governance rafforzata dell’euro [fr]

Dall’euro moneta all’euro politica

Nel corso di un’interminabile notte brussellese, i Paesi della zona euro hanno camminato sull’orlo del precipizio. Alla fine di quella notte hanno prevalso lo spirito di solidarietà e di responsabilità e sono state compiute le scelte giuste, per mantenere la Grecia all’interno della zona euro, preservando non solo la sua integrità ma anche quella dell’Europa intera.

Al di là della situazione propria del Paese, la crisi greca ha posto sul tavolo il tema delle insufficienze e delle fragilità della zona euro. Troppo poca govemance politica, troppe divergenze economiche, questo è ciò che è emerso. Fin dall’inizio della crisi, il divario tra il reddito, la competitività e l’occupazione dei vari Paesi è cresciuto, mentre crescevano anche la sfiducia popolare verso l’Europa e la diffidenza tra Stati membri, divisi tra difensori del rispetto delle regole e fautori del sostegno alla crescita. È vero, sono stati compiuti importanti progressi per assicurare maggiore stabilità della zona euro di fronte alle crisi. Oggi, l’Unione bancaria, il Meccanismo europeo di Stabilità, la politica monetaria della Banca centrale europea impediscono che una crisi bancaria o finanziaria all’interno di un Paese possa diffondersi agli altri. Si tratta di un incontestabile passo in avanti. Ma non possiamo accontentarci. Perché la zona euro non ha solamente bisogno di ammortizzatori, ha bisogno di motori. L’euro è molto più che una semplice moneta. È un progetto politico, una sovranità condivisa per rinforzare le nostre economie, la nostra crescita, la nostra occupazione e le nostre società nell’era della globalizzazione.

È per questo che abbiamo il dovere di rimettere l’obiettivo della convergenza reale delle nostre economie al cuore di questo progetto. Una convergenza che deve essere al contempo economica, finanziaria, fiscale e sociale. Allo stesso tempo, dobbiamo assicurare una guida efficiente della zona euro che sia messa al servizio della crescita e dell’occupazione. Per far ciò, occorrono una diagnosi condivisa della situazione della zona euro all’inizio di ogni semestre europeo ed una riappropriazione degli orientamenti comuni al momento dell’elaborazione e dell’attuazione dei nostri budget, delle nostre politiche fiscali e sociali - in altre parole - di tutti i nostri strumenti di politica economica. È per questo che oggi non dobbiamo osteggiare ma fortificare il rispetto delle regole, la solidarietà, la convergenza e la legittimità. È arrivato il momento di compiere questo passo. Per assicurare una convergenza maggiore e una govemance realmente efficiente della zona euro, abbiamo bisogno di strumenti finanziari.

La storia dell’integrazione europea ha molte volte percorso questo cammino. È stato il raddoppiamento dei crediti allocati ai fondi strutturali che ha permesso a Jacques Delors di convincere gli Stati membri a creare il mercato unico. La concorrenza non poteva viaggiare separatamente dalla coesione e dalla solidarietà. Allo stesso modo, è stata la creazione del fondo di coesione che ha permesso di rendere sostenibile la traiettoria verso la moneta unica degli Stati membri che avevano i ritardi più gravi. Domani, la creazione di un budget della zona euro che completi il piano Juncker dotando l’Unione dei mezzi necessari per sostenere gli investimenti e per intervenire - se necessario - sul ciclo economico, dovrà costituire una nuova tappa della nostra integrazione.

Per governare questo progetto e questo budget, avremo bisogno di istituzioni legittime ed efficienti. I vertici della zona euro non possono più limitarsi ad essere degli incontri di ultima istanza e devono iniziare ad organizzarsi in riunioni regolari, se vogliamo costruire e non solo riparare. E l’eurogruppo deve essere guidato da un presidente stabile che si dedichi esclusivamente alla missione tesa ad assicurare la convergenza delle nostre economie, la coerenza e il coordinamento delle nostre politiche. E non può esserci un governo della zona euro senza un parlamento della zona euro, perché non può esserci efficienza senza legittimità. Perché ciascuno possa compartecipare alle decisioni e perché i popoli possano riconoscersi meglio nell’Europa. La moneta unica è il nostro bene comune. Ma non è solo un mezzo di scambio, né tantomeno un fine in se stesso. È uno degli strumenti della nostra ambizione: il consolidamento di un sentimento comune, di un’identità condivisa, di una solidarietà costante in tutti i momenti, quelli buoni e quelli cattivi.

Con quei Paesi che vorranno unirsi al nostro lavoro, spingeremo per una organizzazione più forte della zona euro, affinché siano assicurati più crescita, più investimento e più occupazione. Più ambizione europea e più solidarietà. Questa è la lezione che abbiamo imparato da questi ultimi momenti.

La «solidarietà di fatto», tanto cara a Robert Schuman, Alcide de Gasperi et Konrad Adenauer, resta il nostro metodo. Ma dobbiamo compiere un passo ulteriore, quello del passaggio dall’Unione economica e monetaria all’Unione politica, dall’ «euro-moneta» all’«euro-politico».

Ultime modifiche: 07/09/2015

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