"Riformare il diritto di veto in caso di crimini di massa" di Laurent Fabius

Venerdì 4 ottobre 2013, il giornale Le Monde ha pubblicato una tribuna di Laurent Fabius, Ministro degli Affari Esteri, intitolata "Réformer le droit de veto au Conseil de sécurité", ripresa ne La Stampa del 7/10 in Italia sotto il titolo "Abolire il veto se c’è crimine contro l’umanità".

Sarà stato necessario aspettare più di 2 anni e 120 000 morti in Siria perché il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite smetta finalmente di essere paralizzato dall’uso del veto e prenda una decisione.
La Francia è attaccata al multilateralismo e al suo cuore, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ; essa costituisce il principale mezzo di regolazione politica mondiale al servizio della pace e della sicurezza. Ma una paralisi dell’ONU per due anni, con le sue drammatiche conseguenze umane, non può essere accettata dalla conscienza universale.

Certo, la 68° Assemblea generale delle Nazioni Unite che si è appena riunita ha permesso di andare avanti. Abbiamo trovato un accordo sulle armi chimiche in Siria e aperto la prospettiva di una soluzione politica. Sul nucleare iraniano, le trattative sono state riavviate. La Francia ha participato a tali avanzate, precisando le condizioni di una risoluzione accettabile in un caso e rispondendo alla volontà di dialogo delle autorità iraniane nell’altro. Abbiamo pure lanciato un grido d’allarme indispensabile sulla Repubblica centraficana, mobilitato la comunità internazionale per la stabilità e la sicurezza del Sahel, lavorato su temi multilaterali di lungo termine quale la sregolatezza del clima.

Tutti questi risultati positivi non tolgono niente a tale realtà : il Consiglio di sicurezza è rimasto troppo a lungo impotente di fronte alla tragedia siriana, bloccato dall’uso del veto. Popolazioni sono state sterminate e il peggio è stato raggiunto con l’uso massicio di armi chimiche da parte del regime nei confronti di bambini, donne, civili. Per tutti quelli che aspettano che l’ONU assuma le proprie responsabilità in modo da proteggere le popolazioni, questa situazione risulta condannabile.

La Francia è favorevole a un’ONU più rappresentativa – in particolare attraverso un allargamento del Consiglio di sicurezza – ma è ancora lontano l’accordo permettendo un tale progresso. Salvo ad accettare una perdita di legittimità, dobbiamo ancora trarre insegnamenti dai blocchi che si sono verificati per evitare tali disfunzionamenti nel futuro.
Per raggiungere tale scopo, il Presidente francese ha presentato una proposta insieme ambiziosa e semplice all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Si tratta per i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza di procedere sotto la propria egida a un inquadramento volontario del diritto di veto. Tale evoluzione sarebbe messa in opera senza che venga modificata la Carta tramite un impegno reciproco dei membri permanenti. In modo concreto, quando il Consiglio di Sicurezza si dovrebbe pronunciare su una situazione di crimine di massa, i membri permanenti s’impegnerebbero a rinunciare al loro diritto di veto. I criteri di realizzazione sarebbero semplici : il Segretario generale dell’ONU, su richiesta di almeno cinquanta Stati membri, sarebbe interepellato per pronunciarsi sulla natura del crimine. Emesso il suo parere, il codice di condotta verrebbe immediatamente applicato. Per essere realisti, tale codice escluderebbe i casi in cui sarebbero coinvolti gli interessi vitali nazionali di un membro permanente del Consiglio.

Sono a conoscenza delle obiezioni di varie nature che possano essere rivolte a questa proposta. Vi oppongo un argomento semplice : tale evoluzione, facile da attuare, permetterebbe di preservare l’essenziale, la credibilità di questo fondamentale sostegno di pace e di stabilità che deve essere il Consiglio di Sicurezza. Esprimerebbe la volontà della comunità internazionale di fare della protezione della vita umana una vera e propria priorità. Eviterebbe che gli Stati diventassero loro stessi prigionieri delle loro posizioni di principio.
Quale altra soluzione rapida, semplice ed efficace per andare avanti ? Non ne vedo nessuna. Esiste oggi una finestra d’opportunità. Cogliamola.

Laurent Fabius, ministro degli Affari Esteri

- Versione originale pubblicata sul sito di Le Monde
- Versione pubblicata ne La Stampa del 7/10/2013

Ultime modifiche: 29/07/2014

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