Riforma territoriale in Francia: che cosa cambia?

Gli obiettivi e le tappe della riforma

Il presidente François Hollande, in un articolo pubblicato ieri sulla stampa regionale, ha presentato i principali orientamenti della riforma dell’organizzazione del territorio francese. Dopo le grandi leggi di decentralizzazione del 1982 e l’introduzione nella Costituzione della Repubblica decentralizzata il capo dello Stato intende “modificare per i prossimi decenni l’architettura territoriale della Repubblica”.

Perchè questa riforma ?

Il capo dello Stato nota che « l’organizzazione territoriale è invecchiata e si è stratificata », che « i mezzi di comunicazione, le mutazioni economiche, gli stili di vita hanno cancellato le frontiere amministrative”. Si tratta dunque, per F. Hollande, di “semplificare e chiarire l’organizzazione territoriale affinché ciascuno sappia chi decide, chi finanzia e con quali risorse". Lo scopo è quello di offrire “una migliore qualità dei servizi e di sollecitare meno il contribuente, assicurando al contempo la solidarietà finanziaria tra le collettività secondo il loro livello di ricchezza.”

Le prossime tappe:

Come lo ha precisato stamattina il Primo Ministro Manuel Valls, la riforma territoriale sarà al centro di due disegni legge che saranno presentati al Consiglio dei Ministri il 18 giugno, prima di essere esaminati dal Senato. Il primo testo riconfigurerà i territori delle regioni e l’altro porterà sulle “competenze delle regioni e il potenziamento dell’inter-municipalità”.

Le 3 linee di riforma

Da 22 regioni a 14 “grandi regioni”

Le regioni si sono imposte come attori fondamentali dello sviluppo territoriale. Per adattare le loro risorse alle loro competenze e per poter adattarle alla realtà dell’economia locale, bisogna dar loro dimensioni europee, in modo da renderle capaci di elaborare delle strategie territoriali. “Per rinforzarle, ha sintetizzato il Presidente Hollande, propongo di portare il loro numero da 22 a 14.” Queste grandi regioni avranno nuove responsabilità: saranno le uniche competenti per sostenere le imprese, intervenire sulle politiche di formazione e di impiego, intervenire in materia di trasporti, scuole, licei e grandi infrastrutture.

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Soppressione dei « conseil général » entro il 2020

Il presidente Hollande ha fissato l’obiettivo di una “modifica costituzionale che preveda la soppressione del conseil général entro il 2020.” (NB: il « conseil général » è l’equivalente del consiglio provinciale in Italia). Detto altrimenti, l’obiettivo è di eliminare il département in quanto collettività territoriale, ma non in quanto cornice locale dell’azione dello Stato.
François Hollande ha dunque assicurato che “in quanto cornice di azione pubblica rimarrà una circoscrizione di riferimento essenziale per lo Stato, con i prefetti e i ruoli amministrativi che spettano al département". Una revisione costituzionale è necessaria nella misura in cui i départements fanno parte delle collettività territoriali previste dall’articolo 72 della Costituzione.

Le competenze dei départements saranno assorbite dalle inter-municipalità rinforzate e dalle grandi regioni, e, eventualmente, da alcune metropoli. La soppressione dei consigli generali sarà un’operazione delicata che richiederà l’impegno degli eletti affinché le prestazioni di questi consigli, come la solidarietà e l’aiuto alle persone più deboli, siano pienamente mantenute.

Inter-municipalità più importanti : soglia dei 20 000 abitanti

Il territorio della Repubblica francese conta 36700 comuni. Questi comuni sono strutturati in gruppi di municipalità, le “intercommunalités”, alle quali sono trasferite alcune competenze comunali che possono essere gestite in modo più efficiente al livello di più comuni (ad esempio: gestione dei rifiuti, trasporti, gestione del territorio). Finora queste inter-municipalità erano troppo piccole e dotate di risorse e capacità decisionali insufficienti.

_ La riforma proposta ha come scopo principale l’incremento e l’accelerazione dell’integrazione tra i comuni. Le inter-municipalità cambieranno scala: ogni inter-municipalità dovrà raggruppare almeno 20 000 abitanti a partire dal 1° gennaio 2017, a fronte dei 5 000 di oggi. Un aggiustamento è previsto per le zone di montagna e le zone poco densamente popolate.

Come ha affermato il Presidente Hollande, “l’inter-municipalità diventerà dunque, nel rispetto dell’identità comunale, la struttura di prossimità e di efficienza per l’azione locale. Bisognerà tenerne conto per darle, quando sarà il momento, la sua piena legittimità democratica, come è stato deciso per le 13 metropoli e per il Grand Paris che sono stati creati dalla legge del 27 gennaio 2014”.

Ultime modifiche: 29/07/2014

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