Discorso di François Hollande all’ONU [fr]

Discorso del Presidente della Repubblica francese
Dibattito generale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite
New York, il 20 settembre 2016

"Signor Presidente,

Signore e Signori,

È sempre un onore parlare davanti all’Assemblea generale delle Nazioni unite. Ma è anche una responsabilità soprattutto di fronte allo stato grave, inquietante, in cui si trova il mondo.

Sono davanti a voi, a nome della Francia, per lanciare diversi appelli: il primo, è quello di chiedervi di fare tutto il possibile per attuare l’accordo storico che è stato firmato a Parigi il 12 dicembre scorso. Tale accordo è storico, perché la conferenza si è svolta mentre la Francia, Parigi, la sua capitale, è stata colpita da attentati terroristici. Tale accordo è storico, perché per la prima volta, la comunità internazionale riunita ha accettato di impegnarsi per ridurre il riscaldamento climatico e mobilitare finanziamenti che consentano ai paesi più vulnerabili di assicurare la transizione energetica.

Eppure davanti a voi, lo assicuro ancora una volta, nonostante l’importanza di questo accordo, non c’è tempo da perdere. Gli ultimi due sono stati gli anni più caldi che l’umanità abbia mai conosciuto, da quando siamo in grado di misurare le temperature. È vero che, ad aprile scorso, qui, con il Segretario generale Ban Ki-moon, è stato firmato un accordo con 175 paesi, ma ciascuno di noi sa che detto accordo entrerà in vigore solo se sarà ratificato dal 55% dei paesi che emettono il 55% delle emissioni di gas ad effetto serra. Gli Stati Uniti e la Cina hanno annunciato la loro volontà di ratificarlo; fatto molto importante, e niente sarebbe stato possibile senza la partecipazione, l’impegno, di questi due paesi che sono i più grandi emettitori di CO2. La stessa Francia notificherà domani alle Nazioni Unite di aver terminato la sua procedura, e chiedo quindi a tutti i paesi membri delle Nazioni Unite di accelerare la loro procedura di ratifica per concludere entro la fine dell’anno.

La COP 21 è stata la conferenza delle decisioni. La COP 22, che si terrà a Marrakech, dovrà essere quella delle soluzioni. Si tratta di attuare l’Alleanza solare internazionale, di lottare contro la desertificazione, di proteggere gli oceani, di fissare il prezzo del carbonio. Ma l’appello che voglio lanciare qui di fronte a voi, a seguito di questo accordo sul clima, è un appello per l’Africa. L’Africa è un continente pieno di promesse, ma il suo sviluppo può essere intralciato dal cambiamento climatico, dalle migrazioni, dai conflitti, dalle guerre, dal terrorismo. Questo continente pieno di avvenire può essere anche quello che provoca un’insicurezza crescente, di cui le prime vittime sarebbero gli Africani. Propongo dunque, a nome della Francia, un’agenda 2020 per l’Africa. Questo piano deve permettere a tutti gli Africani di avere accesso all’elettricità. Ancora oggi, due terzi degli Africani non hanno l’elettricità, è un’ingiustizia ma è soprattutto un intralcio alla crescita sostenibile dell’Africa. La sfida è dunque quella di soddisfare i bisogni del 15% della popolazione mondiale. La sfida è permettere ai paesi africani di beneficiare di un immenso potenziale di sviluppo. La sfida significa ridurre gli spostamenti delle popolazioni, cioè le migrazioni, che destabilizzano sia i paesi d’origine che i paesi d’accoglienza. Ho dunque lanciato a Parigi, durante questa conferenza, un’iniziativa per le energie rinnovabili in Africa. Dieci finanziatori, e voglio qui ringraziarli, si sono impegnati a versare 10 miliardi di dollari entro il 2020. La Francia provvederà in misura del 20%, cioè 2 miliardi di euro. L’Europa ha deciso di avviare un piano d’azione esterna con la previsione di raggiungere, sempre nella prospettiva di accesso all’elettricità per gli Africani, circa 40 miliardi, che potrebbero essere raddoppiati se gli Stati membri dell’Unione vi partecipassero anche loro. Il mio appello si rivolge dunque a tutti i paesi rappresentati qui per raggiungere questo obiettivo. Non chiedo solidarietà, è un investimento reciproco che sarà benefico al mondo intero, ma chiedo che sia realizzato il prima possibile.

Ma non vi sarà sviluppo dell’Africa senza che la sua sicurezza sia garantita. La Francia, quando l’ho impegnata in Mali, era cosciente della sua responsabilità. Bisognava evitare che le organizzazioni terroristiche potessero prendere il controllo di un paese e destabilizzare una regione intera. Oggi, questa minaccia è stata arginata. Il Mali ha ritrovato la sua integrità territoriale. Ma vi sono altre organizzazioni: Boko-Haram, Al Qaïda, che compromettono la sicurezza di numerosi paesi dell’Africa dell’Ovest, del Sahel, del Lago Ciad. Ancora una volta, la Francia è qui per appoggiare gli eserciti interessati per formarli, addestrarli, scambiare informazioni, e sostenerli nella lotta contro il terrorismo; questo è quello che facciamo per la Nigeria, il Niger, il Ciad, il Benin, il Camerun, e dobbiamo ancora ampliare questa sfera di azione con le Nazioni Unite e con l’Unione Africana.

Ma sia bien chiaro che la sicurezza degli Africani deve provenire dagli Africani stessi, se vogliamo evitare le ingerenze e le interferenze esterne. L’appello che, dunque, lancio per lo sviluppo, per le energie rinnovabili, è anche un appello per la sicurezza degli Africani, per attrezzare i loro eserciti, dare loro i mezzi per agire, e per fare sì che queste Nazioni africane possano organizzare liberamente, sovranamente, il loro sviluppo.

L’ultimo appello che voglio lanciare qui, è forse il più triste, e riguarda la Siria. La tragedia siriana sarà ricordata nella Storia come una vergogna per la comunità internazionale, se non vi poniamo fine velocemente. Aleppo è oggi una città martoriata, e la sua immagine rimarrà impressa nella memoria delle Nazioni come quella di una città martire. Migliaia di bambini muoiono sotto le bombe. Intere popolazioni sono affamate. I convogli umanitari sono attaccati. Vengono utilizzate armi chimiche. Ebbene, ho una sola parola da dire: basta. Come nello scorso febbraio, il “cessato il fuoco” è durato solo qualche giorno. È stato violato il giorno dopo il suo annuncio, senza conoscerne del resto il motivo. Il regime è responsabile del suo fallimento e non può esimersi dal riconoscere i propri errori. E voglio dire a questi sostenitori stranieri, che ciascuno di noi conosce, che devono forzare la pace, altrimenti saranno co-responsabili, con il regime, della partizione e del caos in Siria. Il Consiglio di sicurezza deve riunirsi prossimamente e non deve essere una farsa, dove ognuno scarica la responsabilità e dove alcuni ostacolano il lavoro del Consiglio di sicurezza per - cosi dire - proteggere un regime, mentre occorre trovare una soluzione unanime.

La Francia ha quattro esigenze. Imporre prima il “cessate il fuoco”, in conformità con le decisioni che sono state prese. Questa è l’esigenza preliminare. Poi assicurare l’invio immediato degli aiuti umanitari ad Aleppo e altre città martiri. Questa è l’urgenza. Permettere la ripresa dei negoziati politici secondo i principi della transizione che erano stati stabiliti già nel 2012. Questa è la soluzione. Infine, sanzionare l’uso delle armi chimiche. Questa è la giustizia.

Se prendiamo ora queste decisioni, se decidiamo di agire, ci sarà una soluzione per la Siria. Ma ci sarà più che una soluzione per la Siria: ci sarà finalmente una speranza per gli sfollati e i rifugiati. Ci sarà finalmente un’azione che consentirà di assicurare alla Siria di conservare la sua integrità territoriale. Ci sarà anche in Iraq, poiché ciò è la nostra volontà, un intervento che permetterà di liberare il paese dall’occupazione di Daech presente nel territorio. Ci sarà infine, se lo decidiamo, un’azione che potrà essere efficace contro il terrorismo ed ci eviterà di subire altri attentati ovunque nel mondo. L’ho detto, il rischio è il caos e la partizione. Questo rischio esiste anche al di là della Siria, in Libia. E l’urgenza è quella di ripristinare lo Stato intorno al governo di Saraj, cioè il governo d’unione, è ciò a cui sta lavorando la Francia con i suoi partner e con le Nazioni Unite.

Signore e Signori, non risolvere nulla, lasciare fare, lasciare andare, è fare il gioco delle forze che vogliono destabilizzare il mondo, e soprattutto dei terroristi. La Francia non si rassegna mai, anche se è difficile, soprattutto se è difficile. È la ragione per la quale ha deciso di prendere l’iniziativa di contribuire a trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Certamente, nessuno può imporre una soluzione alle parti. Ma accontentarsi dello status quo comporta il rischio che la colonizzazione si compia ancora una volta. Significa dare un fondamento insopportabile, ingiusto, inaccettabile, ad alcuni atti di violenza. L’obiettivo è dunque quello di indire, entro la fine dell’anno, una conferenza, affinché Israeliani e Palestinesi siano in grado e capaci di negoziare.

È questo stesso spirito che mi ha animato con la cancelliera Merkel per trovare una soluzione per l’Ucraina. Fu inventato ciò che è stato chiamato il formato di Normandia, che ha permesso a Minsk di raggiungere un accordo. Oggi dobbiamo fare il massimo per attuare questo accordo, altrimenti vi saranno nuove violenze, e forse anche una guerra. Ricordo che ha causato la morte di oltre 6000 persone. Ho dunque assunto l’iniziativa, con la cancelliera tedesca, di riunire i Presidenti russi e ucraini nelle prossime settimane, per avanzare e attuare gli accordi di Minsk. Non abbandoneremo questo obiettivo, non rinunceremo a nessuna iniziativa se può essere utile.

Signore e Signori, ho evocato il terrorismo che minaccia tutti i paesi del mondo. La lista di tutti quelli che sono stati colpiti è lunga. In Africa, in Medio Oriente, in Asia, in Europa. E non dimentico l’Oceania. Non c’è nessun paese che può definirsi preparato contro questo flagello: il terrorismo islamico, il fondamentalismo, il fanatismo, che si è impossessato di individui smarriti nelle nostre società per radicalizzarli. Nessun mare, nessun muro, potrà proteggere un paese da questo dramma, da questa tragedia, da questo flagello, che si chiama attentato, attacco, aggressione. Questo terrorismo prospera nei conflitti che sono stati aperti e che non sono stati risolti da molto tempo. Provoca un’ondata di rifugiati, sconvolge il deal internazionale, le frontiere che credevamo stabilite, il diritto che si pensava di poter fare rispettare, la sicurezza collettiva, che era il principio stesso delle Nazioni Unite. Di fronte a questi pericoli, la Francia si rivolge ancora una volta alle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite hanno mostrato la loro efficacia con l’adozione dell’Agenda 2030 sullo sviluppo, l’accordo di Parigi, che molti ritenevano impossibile. Le stesse hanno avviato operazioni di mantenimento della pace che non sono mai state cosi numerose. Ma se vogliamo sconfiggere il terrorismo, se vogliamo agire, dobbiamo assumere delle decisioni, e non solo tenere il discorso della solidarietà quando c’è un attacco contro un paese amico, oppure la compassione nei confronti di un amico. Dobbiamo assumere delle responsabilità ogni volta che è necessario. E questo è ciò che fa la Francia, non perché è attaccata. L’ho detto, tutti i paesi sono oggi il bersaglio del terrorismo. No, la Francia lo fa perché è membro permanente del Consiglio di sicurezza e perché il suo ruolo non è quello di ostacolare ma di agire. La Francia lo fa perché ha un’idea, una grande idea per il mondo, quella che ha sempre portato con la sua storia, la libertà, la democrazia, la giustizia. Perché la Francia mette la sua politica al servizio di uno scopo unico: la pace. E perché la Francia parla a tutte le parti interessate. La Francia è una nazione indipendente che rispetta il diritto. Non ha altri nemici che le forze dell’odio e dell’intolleranza che utilizzano una religione tradita per suscitare la paura. Dobbiamo lottare contro i populisti che s’impossessano dello sgomento per dividere, per separare, per stigmatizzare, per opporre le religioni una contro l’altra, al rischio di un affronto che sarebbe terribile per la coesione delle nostre società. La Francia è un paese laico, e si rivendica come tale, ma parla a tutte le religioni e assicura la libertà di culto al suo interno, perché la Francia non ha altro interesse nel mondo che la stabilità, lo sviluppo e il futuro del pianeta.

È la ragione per la quale la Francia è legata alle Nazioni Unite, e lo dimostra ogni giorno. Voglio salutare il Presidente dell’Assemblea generale, voglio salutare tutti coloro che si prodigano per le Nazioni Unite, a cominciare dal Segretario generale Ban Ki-moon, che da dieci anni ha condotto questa difficile missione a nome di tutti noi, e che ci ha permesso di progredire. Ed ecco perché mi aspetto anche dalle Nazioni Unite, e soprattutto dal Consiglio di sicurezza, di fronte alle grandi sfide da me menzionate, in particolare quella della Siria e della lotta contro il terrorismo, che si assumino le loro responsabilità. C’è un momento per ogni generazione, per ogni responsabile pubblico, e l’unica domanda da porsi è: abbiamo preso delle decisioni? Abbiamo preso le decisioni giuste? Qui, ci sono paesi di tutti i tipi, di diverso livello di sviluppo, di sensibilità, di convinzione diversa, ma che devono avere un unico obiettivo, un’unica esigenza. Il mondo deve essere pronto ad affrontare le sfide del pianeta.

È la ragione per la quale ho voluto lanciare questi appelli. Appelli per mettere in atto l’accordo di Parigi sul clima. Appello per l’Africa, affinché tutti gli Africani possano disporre dell’elettricità e di un livello di sviluppo. Appello per la pace in Siria perché c’è urgenza. È la ragione per la quale credo nelle Nazioni Unite ed è la ragione per la quale porto con la Francia un messaggio universale.

Grazie."

Fonte: nostra traduzione di http://www.diplomatie.gouv.fr/fr/politique-etrangere-de-la-france/la-france-a-l-onu/evenements-et-actualites-lies-aux-nations-unies/actualites/article/nations-unies-assemblee-generale-allocution-du-president-de-la-republique

Ultime modifiche: 18/10/2016

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