Discorso di François Hollande al Consiglio d’Europa [fr]

Il Presidente della Repubblica si è recato martedì 11 ottobre a Strasburgo al Consiglio d’Europa dove ha pronunciato il discorso seguente davanti all’Assemblea.

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AL CONSIGLIO D’EUROPA Strasburgo – Martedì 11 ottobre 2016

"Signor Presidente,
Signor Segretario generale,
Signore, Signori Parlamentari,
Signore, Signori Ambasciatori.

Con la mia presenza di oggi tra di voi, desidero ribadire l’attaccamento della Francia alla vostra istituzione, il Consiglio d’Europa, qui, a Strasburgo, una capitale europea.

Ma sono consapevole che il contesto particolare che conosciamo e che è grave, dà anche un senso a questa visita, perché i valori di cui è portatore il Consiglio d’Europa ci devono ancora ispirare. François MITTERRAND, che era al congresso dell’Aia nel 1948, ricordava sempre che la sfida europea era di salvare le libertà acquisite e di estenderle a beneficio di tutti.

Ed è ciò che il vostro Consiglio ha potuto fare nel corso di questi ultimi anni. Riunisce oggi 47 paesi, che rappresentano 820 milioni d’abitanti, e tutti questi Stati membri si sono impegnati a porre l’essere umano al centro del loro sistema giuridico. Il Consiglio d’Europa è depositario di 211 convenzioni, 135 sono state ratificate dalla Francia. In cima a tutte, c’è la Convenzione di salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, e la Francia fa in modo di rispettarne tutti i punti e tutti i principi.

Voglio anche salutare la progressione costante dei vostri impegni per proteggere ancora di più le libertà, non soltanto espandendo i confini, cosa che avete fatto con la vostra assemblea, ma anche ampliando i settori della protezione delle libertà. E’ così che avete lavorato sulle questioni etiche con il divieto della clonazione umana, che avete lottato contro tutte le forme di tratta degli esseri umani, che combattete le violenze sulle donne, che vigilate sulla protezione dei dati personali, in nome del rispetto della vita privata.

Ma, oltre alla proclamazione di questi principi, c’è anche il meccanismo vincolante che deve assicurarne l’effettività. E’ il compito della Corte europea dei Diritti dell’Uomo – ho appena incontrato il suo presidente. La Francia, di nuovo, e voglio riaffermarlo qui, si assume tutte le sue responsabilità per sostenere in ogni circostanza la Corte. Ha sostenuto tutte le riforme che hanno permesso di migliorare il suo funzionamento, penso in particolare agli ultimi protocolli 14 e 15 che la Francia ha ratificato. M’impegno qui a predisporre l’approvazione definitiva del 16° protocollo.

Sostenere la Corte, è assicurare la piena attuazione delle sue sentenze. E’ la ragione per cui il governo francese ha fatto approvare una legge che mira a semplificare la procedura di revisione delle condanne penali che hanno dato luogo ad una messa sotto accusa della Francia da parte della Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Sarà valido anche, in campo civile, per le decisioni sullo stato delle persone, che potranno essere riesaminate ogni volta che ci sarà una decisione della Corte espressa riguardo alla Francia. E’ così in particolare per il cambio di sesso o la trascrizione di un atto di stato civile.

Ho anche tenuto conto, ogni volta che la Corte è intervenuta con una sentenza, di realizzare le decisioni nella legge francese. Nel 2013, abbiamo così introdotto un’infrazione specifica contro la tratta degli esseri umani. Nel 2014, il regime di custodia cautelare è stato profondamente modificato per una migliore protezione dei diritti della difesa, sin dalla fase dell’inchiesta. Più recentemente è stato inserito il diritto alla rappresentanza professionale nelle forze armate, e ancora una volta, questo principio è stato non soltanto riconosciuto, ma anche realizzato.

Sono anche consapevole dei doveri della Francia di fronte allo stato delle sue prigioni, siamo consapevoli dell’entità del sovrappopolamento carcerario e della sfida rappresentata dall’isolamento individuale. E’ il tema di un programma che è stato annunciato dal governo francese e che destinerà più di un miliardo di euro alla costruzione di nuovi istituti penitenziari.

Ma la nostra politica penale si occupa anche di creare pene alternative all’incarcerazione, ecco perchè sono legato al Consiglio d’Europa, perché voi fate progredire lo stato del diritto, permettete di mantenere, in modo attento, gli impegni che abbiamo potuto prendere. Rendo qui omaggio all’azione del commissario ai Diritti dell’Uomo, alla Commissione di Venezia, che ha avuto un ruolo molto importante dal 1990 nella transizione costituzionale dell’Europa centrale e orientale, soprattutto nei Balcani, e oggi in Ucraina.

Voglio elogiare anche l’azione della Banca dello sviluppo del Consiglio d’Europa, troppo poco conosciuta, che finanzia progetti altamente sociali in 41 Stati membri, e che ha recentemente voluto destinare un fondo per il sostegno ai rifugiati e ai migranti. La Francia si onora di essere uno dei tre principali azionisti dell’istituto.

Signore e Signori, in quasi 70 anni, il Consiglio d’Europa ha aiutato a costruire sul continente uno spazio di pace, di cooperazione, di libertà, senza eguali al mondo. Ma, siamo lucidi, questo movimento può interrompersi, non è irreversibile, ci sono delle minacce, le avete evocate, il terrorismo, ma anche l’aumento dei populismi e degli estremismi, rispetto soprattutto alla crisi di rifugiati.

Ci sono delle rimesse in discussione, dei ripiegamenti nazionalistici, un aumento della sovranità, che lascia pensare che ogni paese potrebbe trovare in sé-stesso la soluzione. Persino i valori che rappresentate qui cominciano ad essere messi in discussione, sospettati di non poter proteggere sufficientemente i nostri concittadini. Come se la libertà potesse essere un limite o se noi potessimo immaginare uno Stato d’eccezione che si sostituisse allo Stato di diritto.

Il terrorismo mette la democrazia alla prova, il nostro modo di vivere, le nostre libertà, i nostri principi fondamentali sono il bersaglio dei fanatici. La Francia è stata colpita parecchie volte e in maniera terribile, in giorni simbolici, compreso il 14 luglio, ed anche in luoghi che potevano fare riemergere una forma di guerra tra le religioni. Un prete sgozzato in una chiesa. E che dire di questi luoghi di vita, di gioia, di felicità, che pure sono stati attaccati perché giustamente, erano dei giovani che volevano condividere un momento di emozione.

La Francia non è stata l’unico paese ad essere attaccato. Ce ne sono molti altri, al di fuori del continente europeo, ma ci sono anche paesi europei presi di mira, attaccati, colpiti, e nessuno si può cautelare contro questo flagello. Il Consiglio d’Europa si è assunto le sue responsabilità nell’elaborazione di protocolli, in particolare sulla prevenzione al terrorismo, e per fermare il fenomeno dei combattenti stranieri.

La Francia è stata portata dopo i terribili attentati del 13 novembre a evocare l’articolo 15 della Convenzione che permette agli Stati di affrontare degli imperativi di sicurezza sotto il controllo del giudice. E’ lo stato di emergenza. E’ la via che ho scelto all’indomani degli attentati del 13 novembre.

Ma ho anche provveduto con il governo di Manuel VALLS ad adottare misure adeguate per dotare le autorità amministrative degli strumenti indispensabili per agire con perquisizioni o attraverso arresti domiciliari di persone pericolose. E il Parlamento è stato portato a pronunciarsi. Numerose leggi sono state votate in Francia dal 2014 per rafforzare i nostri strumenti contro il terrorismo. Tutte queste leggi sono state convalidate dal Consiglio costituzionale e hanno potuto essere visionate qui da voi.

Abbiamo anche voluto dare un quadro legale – era la prima volta per le attività dell’intelligence – un quadro coerente, completo, per poter agire e nello stesso tempo permettere i controlli necessari.

Facciamo in modo anche – e non possiamo farlo da soli – di agire contro la propaganda su Internet che incoraggia la radicalizzazione. E’ una sfida che deve essere affrontata qui per ciò che riguarda la protezione della vita privata che deve essere difesa, e per quello che al contrario, è anche utilizzato dai fanatici per fare una propaganda che possa portare un certo numero dei nostri giovani nei nostri rispettivi paesi a partire per la jihad.

La Francia si è assunta la responsabilità di chiudere quelle che erano considerate come sale di preghiera e che non erano in effetti altro che richiami all’odio. La Francia ha anche espulso dei predicatori che utilizzavano la liberté d’espressione per propagare l’intolleranza più aggressiva. Ma vigiliamo che non ci sia alcuna stigmatizzazione e soprattutto nei confronti dei musulmani. Vigiliamo che non ci sia alcuna confusione tra ciò che dobbiamo fare per proteggerci e ciò che deve essere la libertà religiosa nel nostro paese, che non deve mai essere alterata.

Ho avuto innumerevoli volte l’occasione di difendere il concetto francese della laicità, voglio farlo di nuovo qui. E’ un principio di neutralità, è anche una norma che vieta il finanziamento dei culti da parte dello Stato, di tutti i culti. La laicità garantisce a ciascuna e a ciascuno il diritto di credere o di non credere, la possibilità di professare la propria religione nei limiti del rispetto dell’ordine pubblico.

Queste norme non sono il risultato di leggi di circostanza, ma si basano su di principi che sono stati stabiliti più di 100 anni fa e che oggi ci permettono di far rispettare la libertà di coscienza con fermezza, e anche di fare in modo che possano essere perseguite le provocazioni che possono mettere in discussione la vita in comune. E non intendo rimettere l’argomento in discussione perchè l’equilibrio è stato trovato ed è sufficiente rispettare le norme che esistono nel nostro paese.

La sicurezza è un’esigenza, e i nostri concittadini chiedono di essere protetti. Ma la sicurezza è compatibile con lo Stato di diritto. Non si parla assolutamente di aprire in Francia, per esempio, centri di detenzione per le persone sorvegliate dai servizi segreti. Poichè sarebbe ledere i principi del nostro diritto penale che prevede che soltanto un giudice può decidere di una pena limitativa della libertà.

Nello stesso modo, la Francia – e non ho bisogno di rassicurarvi a questo proposito – non creerà tribunali speciali per atti terroristici perché questo sarebbe tanto inutile quanto dannoso. Abbiamo giurisdizioni e magistrati specializzati per tutte le istanze di procedimento che svolgono un eccellente lavoro. La nostra legge, di nuovo, ci permette di agire efficacemente.

Ecco cosa volevo dirvi a nome di un paese che lotta contro il terrorismo e che lo fa mantenendo i suoi principi fondamentali. Naturalmente, facciamo evolvere la legislazione ma questa rimane conforme al nostro ordine costituzionale. Di fronte a questa minaccia, ciò che cercano i terroristi è di dividerci, di separarci, di portarci ad adottare misure eccezionali che sarebbero utilizzate per denunciare i nostri principi di libertà. E’ la libertà ciò a cui mirano i terroristi. E’ la libertà che dobbiamo difendere.

Signore, Signori parlamentari, l’Europa si trova ad affrontare ugualmente da diversi mesi l’afflusso di migranti e di rifugiati. La crisi siriana ha costretto all’esilio milioni di rifugiati. Molti hanno raggiunto i campi in Giordania, in Libano, in Turchia e voglio rendere omaggio a questi paesi che compiono lo sforzo principale. Altre persone – rifugiati, migranti – hanno scelto il nostro continente ma l’hanno scelto perchè non avevano in definitiva nessun’altra destinazione, perché fuggivano, perché cercavano l’esilio.

L’Europa ha tardato a trovare una risposta comune. Questa risposta passa attraverso il controllo effettivo delle frontiere esterne dell’Europa. E’ la condizione per poter giustamente accogliere dignitosamente i rifugiati, rimpatriare i migranti che non dipendono da questo diritto ed essere capaci di stabilire delle norme e di farle rispettare, ivi comprese quelle di ripartire lo sforzo per l’accoglienza dei rifugiati.

Senza queste norme, senza questa protezione delle frontiere, senza guardia costiera europea, senza la capacità di sapere quello che dipende e quello che non dipende dal diritto – parlo del diritto d’asilo – allora l’Europa sarà lacerata. L’Europa può smembrarsi su questa questione dell’accoglienza dei rifugiati. La Francia ha preso degli impegni e li onorerà. Trentamila rifugiati provenienti dalla Grecia, dall’Italia e dalla Turchia entro il 2017 saranno accolti dalla Francia. Nello stesso modo, proseguiremo il programma di reinserimento attuato con l’Alto comitato dei rifugiati in Libano e in Giordania.

Inoltre, facciamo fronte, in Francia, alla presenza di rifugiati e di migranti sul nostro territorio. So che prestate attenzione a ciò che, purtroppo, succede a Calais in cui un campo che, da troppo tempo, con almeno settemila persone, accoglie in condizioni non dignitose persone che sono fuggite dal loro paese. E’ la ragione per la quale ho deciso, con il governo, di smantellare il campo di Calais in modo da poter accogliere diversamente e dignitosamente tutti coloro che vi si trovano oggi.

Ogni persona potrà così essere alloggiata, potrà avviare le sue pratiche e, a quel punto, essere inserita nel procedimento del diritto d’asilo. Al contrario, e l’ho detto ogni volta, le persone che non dipendono dal diritto d’asilo verranno riaccompagnate. Ma essenzialmente, tutti coloro che sono a Calais fanno parte del diritto d’asilo. Facciamo anche in modo di risolvere la questione dei minorenni non accompagnati e dobbiamo farlo, anche in questo caso, con dignità e responsabilità.

Questa questione è stabilita con il Regno Unito e intratteniamo delle trattative affinchè questi minorenni non accompagnati che hanno dei familiari nel Regno Unito possano raggiungerli. E’ anche una condizione per smantellare il campo di Calais. Sarà un’operazione umanitaria poichè ciascuno si vedrà proporre un posto in un centro. Abbiamo creato e aperto centri d’accoglienza e d’orientamento per poter regolare in modo giusto la questione di Calais e di altri campi, soprattutto a Parigi. Ogni persona avrà una soluzione perchè è la responsabilità della Francia, ma anche la responsabilità di tutti coloro che devono capire che non è possibile smantellare un campo come quello di Calais senza che ci siano soluzioni proposte su tutto il territorio.

Signore e Signori parlamentari, i valori del Consiglio d’Europa ispirano l’azione diplomatica della Francia alle frontiere stesse dell’Unione e del nostro continente. In Ucraina, l’annessione illecita della Crimea da parte della Russia e la destabilizzazione dell’Est dell’Ucraina hanno provocato innanzitutto numerose vittime e anche in questo caso migliaia di sfollati. Mi sono personalmente impegnato, con la cancelliera MERKEL, nell’ambito di quello che viene chiamato il formato Normandia, per la ricerca di una soluzione diplomatica. Sono quelli che vengono chiamati gli accordi di Minsk.

Lo dico con franchezza : i progressi sono troppo lenti e dobbiamo progredire sulle condizioni politiche e di sicurezza che permetteranno di indire il più rapidamente possibile, come previsto dagli accordi di Minsk, elezioni all’Est dell’Ucraina secondo la legge ucraina e nel rispetto dei criteri internazionali. Sono pronto in qualsiasi momento, con la cancelliera MERKEL, a riunire il formato Normandia con il presidente PUTIN e con il presidente POROCHENKO per verificare la completa attuazione degli accordi di Minsk. L’Ucraina stessa deve fare la sua parte per le riforme previste e so che il Consiglio d’Europa può svolgere un ruolo utile per accompagnarla.

Con la Russia, la Francia ha un forte disaccordo sulla Siria. Il veto russo alla risoluzione francese di sicurezza ha impedito l’interruzione dei bombardamenti e la proclamazione della tregua. Le vittime fanno parte principalmente della popolazione civile, quella che vive sotto i bombardamenti – muore sotto i bombardamenti. E’ la ragione per cui considero che il dialogo sia necessario con la Russia ma deve essere fermo e franco. Altrimenti non può aver luogo, altrimenti, è un simulacro.

Sono dunque pronto in qualsiasi momento ad incontrare il presidente PUTIN.

Ma se abbiamo la possibilità di far progredire la causa della pace, di far cessare i bombardamenti e di proclamare la tregua, voglio anche che ci sia, con la Turchia, una discussione che possa essere intrapresa ; ancora una volta perché la Turchia compie lo sforzo principale per l’accoglienza dei rifugiati e perché la Turchia ha un ruolo fondamentale nella soluzione per la Siria.

La Turchia ha vissuto, nella notte tra il 14 e il 15 luglio, un colpo di Stato. La Turchia lo ha affrontato e deve anche rispettare, nonostante questa situazione molto difficile e la proclamazione dello stato di emergenza, i principi che ci uniscono.

Ecco la posizione della Francia : sempre il dialogo, ma sempre per la ricerca della pace. La posizione della Francia, è il Consiglio di sicurezza nel senso della risoluzione che avevamo presentato. Ricordo che la risoluzione russa aveva ricevuto soltanto tre voti e che il veto russo ha impedito che l’interruzione dei bombardamenti potesse aver luogo. Dialogo sempre, responsabilità sempre e ricerca della pace.

Volevo parlare della Siria qui perchè è per la comunità internazionale una sfida. O questa potrà avere l’onore qui di trovare una soluzione a questa situazione o allora sarà la sua vergogna, quella di vedere tanti siriani costretti ad abbandonare le loro case, tante famiglie massacrate e il terrorismo che si è radicato in questo humus e che ci colpisce dalla Siria con la sua propaganda, ma anche con i terroristi che manda in Europa.

Aleppo, si Aleppo, è la coscienza dell’umanità che è interpellata, Aleppo sta per raggiungere la terribile lista delle città martiri.

Signore e Signori, volevo lanciare quest’appello qui, perchè è qui che i valori, i principi, la speranza della pace sono stati forgiati. E’ qui che all’indomani della Seconda Guerra mondiale è stato possibile lanciare questi appelli per la pace. E’ qui che è stata voluta l’unificazione, che sono stati accolti paesi che fino a quel momento erano nel totalitarismo e sotto la dittatura.

E questo lavoro del Consiglio d’Europa non è terminato, al contrario in queste circostanze, in questo contesto, quello che ho evocato. Più che mai abbiamo bisogno del Consiglio d’Europa. Nel 2019, il Consiglio d’Europa celebrerà il suo 70° anniversario, la Francia presiederà il suo comitato dei ministri ed è pronta ad organizzare un vertice, il quarto, per dargli una nuova rotta.

Ecco il messaggio che volevo dare a tutti voi a nome dei valori che ci uniscono perchè la Francia è al fianco del Consiglio d’Europa e sono sicuro che il Consiglio d’Europa è al fianco della Francia per tutte le iniziative utili alla pace, alla libertà e alla democrazia.

Grazie"./.

Fonti: nostra traduzione di http://www.elysee.fr/chronologie/#e14540,2016-10-11,conseil-de-l-europe

Ultime modifiche: 27/10/2016

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