Laurent Fabius: Chi è contro la giustizia in Siria?

I membri del Consiglio di sicurezza dovrebbero unirsi per interpellare la Corte penale internazionale a proposito della tragedia siriana. La crisi siriana è la più grave crisi umanitaria dai tempi del genocidio in Ruanda nel 1994. In tre anni si contano più di 150 000 morti, 6,5 milioni di civili spostati all’interno del paese e quasi 3 milioni di abitanti rifugiati negli stati vicini.

Anche la guerra ha delle regole. In Siria, sono quotidianamente calpestate. Sono utilizzate armi chimiche, queste hanno ucciso 1400 civili nella sola notte del 21 agosto 2013. Dei barili di esplosivi sono lanciati sulle scuole. Attentati vengono commessi contro migliaia di civili innocenti. Violenze sessuali contro le donne sono utilizzate come armi di guerra. Decine di migliaia di detenuti vengono torturati. Il diritto internazionale qualifica queste atrocità come “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”. Se esiste una scala nell’orrore, questi sono i crimini più gravi.

Ad oggi, però, i responsabili non vengono perseguiti. Non sono giudicati. Non sono condannati. Continuano in totale impunità.

Rendere i fautori di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità responsabili, significa rendere giustizia alle vittime. E’ anche un modo di dissuadere coloro che continuano a commetterli : prima o poi saranno giudicati.

Esiste un’istituzione in grado d’investigare su questi crimini e di punirne gli autori: la Corte penale internazionale (CPI). Perciò la Francia ha deciso di proporre al Consiglio di sicurezza un progetto di risoluzione che autorizza la Corte penale internazionale ad occuparsi della situazione in Siria.

La Siria, in effetti, non ha ratificato lo statuto fondatore della CPI. Non riconosce dunque la competenza della Corte sul suo territorio. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha la possibilità di interpellare questa Corte attraverso una risoluzione che le attribuisca la situazione in Siria e che dia competenza al suo Procuratore per condurre delle inchieste ed emettere mandati d’arresto. Il Consiglio di sicurezza ha già usato due volte questa possibilità: per sanzionare le atrocità commesse nel Darfur e in Libia. E’ tempo di usare questa possibilità nella tragedia siriana.

Questa risoluzione ha delle probabilità di essere votata, visto che contro precedenti testi sulla Siria, è stato usato il diritto di veto?

La risoluzione che proponiamo, con il sostegno di numerosi paesi, è diversa: mira tutti i crimini commessi in Siria, chiunque ne sia l’autore, e interpella la Corte affinché investighi su una situazione, quella della Siria e della tragedia che vive da marzo 2011. Il regime siriano si è coperto di sangue, ma questa risoluzione non dimentica i crimini commessi da altri gruppi.

Questa risoluzione si concentra sul diritto. Non ha niente di politico. Risponde all’imperativo morale e politico di lottare contro l’impunità. Poggia sull’obbligazione di sanzionare coloro che calpestano i principi fondamentali dell’umanità.

Si tratta dunque di un testo che dovrebbe essere capace di unire. Quando la risoluzione sarà messa al voto, la domanda posta a ciascuno dei paesi membri del Consiglio di sicurezza sarà semplice: sono per oppure contro una giustizia incaricata di punire coloro che, nella crisi siriana, si rendono responsabili di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra?

Di fronte a questa domanda, ognuno dovrà assumersi la propria responsabilità e accettarla, di fronte alla storia e alla comunità delle Nazioni. Le Nazioni Unite sono state create nel 1945 per combattere la barbarie con il diritto. Questo principio fondamentale non può essere dimenticato. Perciò, a parte se qualcuno vuole proteggere il crimine, sarebbe logico che un nuovo veto potesse essere evitato e che un accordo dei membri del Consiglio di sicurezza potesse possibile. La Corte penale internazionale deve finalmente poter essere interpellata a proposito della situazione in Siria.

Ultime modifiche: 29/07/2014

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