COP 21 - Discorso di apertura di François Hollande [fr]

Discorso del presidente della Repubblica in apertura della COP21

Le Bourget – Lunedì 30 novembre 2015

Signor Segretario generale delle Nazioni Unite, caro BAN Ki-moon,
Signore, Signori capi di Stato e di governo,
Signora Segretaria esecutiva della nostra conferenza,
Signore, Signori ministri,

E’ un giorno storico quello che stiamo vivendo. La Francia accoglie 150 capi di Stato e di governo, migliaia di delegati venuti da tutti i continenti. Mai una conferenza aveva accolto così tante autorità venute da così tanti paesi. Mai, dico proprio mai, la sfida di una riunione internazionale era stata così nobile, poiché si tratta dell’avvenire del pianeta, dell’avvenire della vita.

E tuttavia due settimane fa, proprio qui a Parigi, è la morte che seminava un gruppo di fanatici nelle strade. Voglio esprimervi qui la gratitudine del popolo francese per tutte le manifestazioni di sostegno, tutti i messaggi, tutti i segni d’amicizia che abbiamo ricevuto dal 13 novembre.

Questi tragici avvenimenti ci addolorano, ma allo stesso tempo ci obbligano. Ci costringono a concentrarci sull’essenziale. La vostra presenza suscita un’immensa speranza che non abbiamo il diritto di deludere, perchè sono popoli e miliardi di esseri umani che hanno lo sguardo puntato su di noi.

Non contrappongo la lotta contro il terrorismo alla lotta contro il riscaldamento climatico. Sono due grandi sfide mondiali che dobbiamo raccogliere, perchè dobbiamo lasciare ai nostri figli più di un mondo liberato dal terrore. Dobbiamo loro un pianeta preservato dalle catastrofi, un pianeta vivibile.

L’anno che abbiamo appena vissuto è stato l’anno di tutti i record : record di temperature, record di concentrazione di CO2, record del numero di eventi climatici estremi : siccità, inondazioni, cicloni, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani. Le vittime di questi fenomeni si contano a milioni e i danni materiali a miliardi. Nessun paese, nessuna regione è al riparo dagli effetti del cambiamento climatico.

Come accettare che siano i paesi più poveri, quelli che emettono meno gas a effetto serra, i più vulnerabili, ad essere ancora maggiormente colpiti.

E’ a nome della giustizia climatica che mi esprimo oggi davanti a voi. E’ a nome della giustizia climatica che dobbiamo agire. Prendiamo coscienza della gravità della minaccia sugli equilibri del mondo. Il riscaldamento annuncia conflitti come le nuvole portano il temporale, provoca migrazioni che gettano sulle strade più rifugiati di quanti ne generino le guerre. Alcuni Stati rischiano di non poter più soddisfare i bisogni vitali delle proprie popolazioni con rischi di carestia, d’esodo rurale o di conflitti per accedere a questo bene sempre più raro che si chiama acqua.

Sì, quello che è in discussione in questa Conferenza sul Clima, è la pace. E tuttavia, una speranza è sorta con la preparazione della COP21. La comunità internazionale si è dotata, nel settembre scorso, di un’ agenda completa mediante gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono stati adottati durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, e voglio congratularmi con il segretario generale BAN Ki-moon.

190 Stati, cioè la quasi totalità dei paesi del pianeta, hanno formulato programmi d’azione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e per adattarsi al cambiamento climatico. E tutti i protagonisti della società mondiale, le collettività locali, le imprese, gli investitori, i cittadini di tutte le grandi regioni si sono ugualmente impegnati per il clima.

A questa presa di coscienza, a questa mobilitazione si aggiungono i progressi folgoranti realizzati nelle energie pulite e rinnovabili, che aprono la prospettiva di un’economia ‘’non carbonica’’. Quindi per la riuscita di questa conferenza, la Francia ha unito tutte le sue forze e mobilitato l’insieme del suo governo, ad iniziare dal ministro degli Affari esteri Laurent FABIUS che presiederà questa conferenza.

Ho io stesso visitato le regioni più colpite dal cambiamento climatico, ne sono tornato con la stessa convinzione di dover assicurare uno sviluppo sostenibile ed equo senza per questo compromettere le risorse limitate del nostro pianeta. Questa è l’equazione che dobbiamo risolvere insieme durante questa conferenza.

Ho voluto che i capi di Stato e di governo di tutto il mondo fossero riuniti dall’inizio dei nostri lavori, per dare a questa conferenza un respiro ed un’ambizione all’altezza della sfida. Perché il 12 dicembre, un accordo deve essere trovato a Parigi. A quali condizioni si potrà valutare che è un buon accordo, che è un grande accordo, che è un accordo che corrisponde davvero alle aspettative dei popoli e per molto tempo ? Ci sono 3 condizioni per cui possiamo dire che la Conferenza di Parigi sarà o non sarà un successo.

La prima condizione, è che dobbiamo definire, disegnare, un percorso credibile che permetta di contenere il riscaldamento climatico al di sotto dei 2°C o addirittura di 1,5°C se possibile. Bisognerà, per essere sicuri di trovarci su questa taiettoria, prevedere una valutazione regolare dei nostri progressi tenendo conto delle conclusioni della scienza e, dunque, realizzare un meccanismo di revisione all’altezza dei nostri impegni con appuntamenti ogni 5 anni.

La seconda condizione, è che dobbiamo affrontare la sfida climatica con una risposta solidale. Nessuno Stato deve potersi sottrarre ai suoi impegni, anche se un meccanismo di differenziazione potrà tener conto dei livelli di sviluppo e delle situazuioni. Nessun territorio deve essere lasciato solo di fronte al cambiamento climatico e, soprattutto, i paesi più vulnerabili.

Penso a quelle isole che possono in breve tempo puramente e semplicemente sparire. Voglio essere qui il loro portavoce, perché è la biodiversità e la diversità stessa del pianeta che sono in discussione. Tiriamone le conclusioni, l’accordo deve essere universale, differenziato e vincolante. I paesi sviluppati devono assumersi la loro responsabilità storica, sono loro che hanno emesso per anni la maggior parte di gas a effetto serra.

I paesi emergenti devono accelerare la loro transizione energetica, i paesi in via di sviluppo devono essere accompagnati nel loro adattamento agli impatti climatici. Da qui la necessità di sbloccare i finanziamenti per facilitare il trasferimento di tecnologie. Avevamo fissato – era a Copenaghen – l’obiettivo dei 100 miliardi, oggi non è un obiettivo che dobbiamo fissare, sono delle risorse che dobbiamo sbloccare con garanzie sulla loro origine e sulla loro accessibilità.

Infine la terza condizione perché vi sia un accordo a Parigi, è che tutte le nostre società nella loro grande pluralità, diversità si mettano in movimento. L’insieme dei dirigenti locali, degli investitori, dei protagonisti economici e sociali, dei cittadini e persino delle grandi coscienze, delle religioni, tutti coloro che contribuiscono a cio’ che plasma l’opinione pubblica mondiale, tutto questo movimento deve comprendere che il gioco è cambiato. Questa è la chiave per raccogliere la sfida climatica.

Voglio rendere omaggio in questo momento a tutti i pionieri della causa ecologica, a tutti i precursori che non molto tempo fa dovevano affrontare la non credibilità o il disprezzo per i loro allarmi e le loro proposte. In qualche anno, gli spiriti si sono profondamente evoluti, le imprese e i protagonisti finanziari ieri reticenti sono ormai pronti ad impegnarsi e a modificare il proprio comportamento.

Bisogna ancora inviare loro i segnali indispensabili ? E’ la sfida dell’introduzione progressiva del prezzo del carbonio perché le emissioni di gas a effetto serra abbiano un costo che corrisponda ai danni inflitti al pianeta ; e perché le scelte d’investimento siano poco a poco modificate, affinché tutte le tecnologie possano essere accessibili a tutti.

Signore e signori capi di Stato e di governo, per risolvere la crisi climatica, ve lo dico francamente : i buoni sentimenti, le dichiarazioni d’intenti non basteranno, siamo sull’orlo di un punto di rottura. Parigi deve essere l’avvio di una profonda trasformazione, non possiamo più considerare la natura come un volgare ed inesauribile serbatoio di risorse destinato al nostro solo e pieno appagamento.

Questa trasformazione è contemporaneamente un obbligo morale ed un’opportunità mondiale, perché ci apre delle possibilità di sviluppo con energie rinnovabili, con mezzi di trasporto ecologici, riciclaggio dei rifiuti, l’agro-ecologia, la conservazione della biodiversità, l’accesso di tutti ai beni pubblici mondiali.

Così, rendendo l’elettricità accessibile a tutti e soprattutto in Africa, è più della luce cio’ che sarà portato, è la conoscenza, è l’educazione, è lo sviluppo. Siamo in questo primo giorno della Conferenza con le spalle al muro, questo muro è formato dalla somma dei nostri egoismi, delle nostre apprensioni, delle nostre rassegnazioni. Questo muro è costruito sull’indifferenza, sulla noncuranza, sull’impotenza. Questo muro, non è insormontabile. Tutto dipende da noi.

Signore e signori capi di Stato e di governo, sulle vostre spalle è riposta la speranza di tutta l’umanità. Misuro io stesso nel compito che svolgo quanto associare l’imperativo dell’urgenza - con cio’ che implica, compresi gli avvenimenti tragici – e le scelte a lungo termine, sì, quanto quest’equilibrio non sia facile da trovare. Ma ancora una volta, siamo costretti.

La nostra più grande sfida, è di passare da una globalizzazione fondata sulla competizione ad un modello fondato sulla cooperazione, in cui sarà più redditizio proteggere che distruggere. Dobbiamo pensare al pianeta come ad un luogo unico, stabilire un patto di equità tra il Nord e il Sud ed una collaborazione tra l’uomo e la natura.

E’ la ragione per cui siamo riuniti, noi leader del pianeta, è la ragione per cui Parigi è un appuntamento eccezionale. Decideremo in qualche giorno per qualche decennio. Il più grande pericolo non è che il nostro scopo sia troppo elevato e che noi lo manchiamo. Il più grande pericolo è che sia troppo basso e che noi lo realizziamo.

Quindi mettiamoci al più alto livello perché almeno ci si possa avvicinare a quest’ambizione, perché si tratta di decidere qui a Parigi dell’avvenire stesso del pianeta. Grazie.

Ultime modifiche: 14/12/2015

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