10 preconcetti sull’islam e i musulmani in Francia [fr]

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La Francia invita alla realizzazione di un islam moderato conforme ai valori democratici, alla libertà di culto e al vivere insieme.

1. « Le moschee francesi non sono sufficientemente protette »

  • 1.000 delle 2.500 moschee di Francia sono protette dalla Repubblica nell’ambito dell’operazione Sentinelle.
  • Lo Stato finanzia anche dispositivi di messa in sicurezza dei luoghi di culto e assicura la loro sorveglianza in occasione delle principali feste religiose: 9 milioni di euro saranno destinati in 3 anni alla dotazione dei luoghi di culto di sistemi di sicurezza (in particolare video-protezione).
  • Questo impegno del Governo verso la comunità musulmana e la protezione dei luoghi di culto è totale e rimarrà valido finché sussisteranno delle minacce.

2. « La Francia non fa nulla per lottare contro l’aumento degli atti islamofobici sul suo territorio »

  • L’aumento delle violenze commesse contro musulmani e contro i loro luoghi di culto, in Francia, all’indomani degli attentati del gennaio 2015, è sfortunatamente una realtà. Le autorità la condannano nel modo più severo: « la realtà di questo fenomeno odioso » costituito dagli atti anti-musulmani è verosimilmente « sottovalutata, perché troppe vittime esitano a sporgere denuncia. Dobbiamo lottare "contro questo sentimento di rassegnazione". » (Manuel Valls, 15 giugno 2015).
  • Il fatto che un reato sia stato commesso per ragioni razziali o religiose è riconosciuto come una circostanza aggravante. Paraltro, una serie di misure sono state annunciate recentemente per inasprire la repressione penale di questi atti.
  • La campagna « tutti uniti contro l’odio » illustra la mobilitazione del governo per far regredire le idee che possono portare ad atti antimusulmani, antisemiti o razzisti.

3. « La laicità è ostile all’islam »

La laicità è una libertà: quella di credere o di non credere. Questa libertà di coscienza che la Repubblica protegge non significa, come a volte si crede, che lo Stato ignori le religioni o sia loro ostile. Se non riconosce nessun culto (nel senso in cui non li sovvenziona), la Repubblica li conosce, mantiene un dialogo costante e di fiducia con essi:

  • sulle questioni pratiche dell’esercizio del culto (per esempio, le condizioni di macellazione rituale) ;
  • sulle grandi questioni di società (per esempio, in seno all’istanza di dialogo con l’islam di Francia riunita per la prima volta nel giugno 2015).

La laicità è l’applicazione dei principi repubblicani:

  • Libertà (la libertà di religione o di credo, cioé di praticare la religione di propria scelta, di non avere religione o di cambiarne) ;
  • Uguaglianza (tutti i culti e credi sono trattati nello stesso modo) ;
  • Fratellanza (il vivere insieme è protetto al di là delle diverse origini e appartenenze dei cittadini).

4. « In Francia, il velo è vietato da una legge anti-islam »

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La Francia è un paese liberale e laico. Ma il velo vi è vietato. Enorme contraddizione!

Il velo, come ogni altro simbolo religioso, è autorizzato in Francia. Questo principio generale ha solo due eccezioni:

  • La legge del 2004 vieta di poter indossare simboli o divise che portino a farsi immediatamente riconoscere per la propria appartenenza religiosa, nelle scuole, scuole medie e licei pubblici. Ma il portare simboli religiosi discreti è concesso.
  • La legge del 2010 vieta la copertura del viso in spazi pubblici. Un velo utilizzato come copricapo, o messo sui capelli, non è compreso in questo divieto.

Queste leggi non sono ostili all’islam:

  • la legge del 2004 riguarda sia il foulard islamico, che una grande croce cristiana, la kippah o il turbante sikh. E’ stata motivata dalla volontà di garantire la neutralità della scuola, la necessità di preservare i bambini da pressioni che subirebbero per portare un tale simbolo, la preoccupazione di evitare, a scuola, i conflitti tra coloro che li portassero e coloro che non li portassero nonché il proselitismo che potrebbe nascere da questa espressione di credo religioso.
  • La legge dell’ 11 ottobre 2010 che vieta la copertura del viso negli spazi pubblici è giustificata da considerazioni di ordine pubblico. Non è una legge di laicità.

5. « In Francia, i musulmani non sono liberi di praticare la loro religione come la sentono »

La Repubblica protegge gli individui, soprattutto la loro libertà di coscienza e di religione quando ne hanno una. Garantisce la loro pratica religiosa:

  • Divieti alimentari. I cittadini sono liberi di mangiare cio’ che desiderano. La Repubblica non interviene nella certificazione degli alimenti « halal » o « kosher ». Considera che la macellazione rituale fa parte della libertà di esercitare il proprio culto.
  • Pratica del ramadan. La pratica del digiuno non è oggetto di alcuna regolamentazione. Si tratta di una componente della libertà di religione.
  • Pratica delle 5 preghiere al giorno. La pratica non è sottoposta ad alcuna regola generale in Francia. Questo principio generale prevede solo due eccezioni: nell’ambiente professionale, la preghiera è possibile se non ha alcun impatto sul buon andamento dell’azienda. Nel servizio pubblico, si applica il principio di neutralità e i funzionari non possono manifestare il loro credo religioso nell’esercizio delle loro funzioni.
  • Circoncisione. La circoncisione rituale è una pratica religiosa ammessa in Francia.
  • Giorni di festa. I giorni di festa legali sono fissati dal codice del lavoro. Disposizioni del diritto francese permettono di accordare autorizzazioni di assenza per le occasioni solenni proprie di ciascun credo. (Aïd per esempio). Il rifiuto del datore di lavoro si potrà giustificare solo a causa di uno sconvolgimento dell’organizzazione del lavoro o delle necessità dell’azienda.

6. « In Francia, i musulmani sono vittime di razzismo e i Francesi di fede musulmana sono cittadini di second’ordine »

  • La Repubblica francese lotta contro le discriminazioni – soprattutto quelle basate sull’appartenenza o la non-appartenenza, vera o presunta, ad un’etnia, una nazione, una razza o una determinata religione.
  • La lotta contro il razzismo e l’antisemitismo ha assunto il valore di « grande causa nazionale » nel 2015 e la legge reprime severamente qualsiasi ingiuria razzista:
    • quando l’ingiuria non è pubblica, la pena prevista è una multa di 750 euro al massimo ;
    • quando l’ingiuria è pubblica, il suo autore incorre in una pena che puo’ arrivare fino a 6 mesi di reclusione e a 22.500 euro di multa. La legge permette di aggravare numerosi reati a causa della motivazione razzista o antisemita da parte di chi li commette.

7. « In Francia, i mass media incitano all’odio contro l’islam »

  • La libertà d’espressione è sancita dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Per quanto riguarda la libertà di stampa, questa è sancita dalla legge del 1881. Ma questa libertà ha dei limiti: il razzismo, l’antisemitismo, l’odio razziale, l’apologia del terrorismo non sono opinioni. Sono reati.
  • I limiti della libertà d’espressione non includono la diffamazione delle religioni che non sono, non più dei partiti politici o delle scuole di pensiero, al riparo dalle critiche o dalla satira. Né il diritto internazionale né quello francese, che garantiscono i diritti degli individui, proteggono le religioni stesse. In questo ambito, il reato di blasfemia non esiste e non puo’ esistere nel diritto francese, né in quello internazionale.
  • Se l’indipendenza editoriale della stampa è garantita in Francia, cio’ non significa per questo che le autorità francesi condividano i punti di vista che vi si esprimono e noi capiamo che dei credenti possano sentirsi feriti dagli articoli, dalle dichiarazioni, dalle satire, dalle opinioni riguardo ai loro credi religiosi.
  • In Francia, queste critiche non riguardano soltanto l’islam, ma prevalentemente e da moltissimo tempo la religione cristiana in generale e cattolica in particolare. Le persone che si considerano lese hanno il diritto di esprimere la loro riprovazione e la loro indignazione, anche con manifestazioni pubbliche, a condizione di evitare qualsiasi violenza o incitamento all’odio. Possono anche ricorrere al giudice.

8. « I musulmani francesi non hanno luoghi di culto degni di questo nome »

  • In Francia, i poteri pubblici possono accordare aiuti indiretti alla costruzione o alla manutenzione dei luoghi di culto. Per la Repubblica, non esiste libertà di culto effettiva senza luogo di culto degno di questo nome.
  • Si contavano nel 1999 un po’ più di un migliaio di moschee, di cui la maggior parte erano piccole sale di preghiera. Ormai, la maggior parte delle città con importanti insediamenti musulmani si sono impegnate a sostenere la costruzione di un luogo di culto (circa 200 progetti di questo tipo). Oggi, il numero di moschee in Francia metropolitana è di quasi 2.500.

9. « I musulmani non possono neanche seppellire i loro morti nel rispetto della loro religione. Nei cimiteri, le sezioni musulmane sono troppo poco numerose »

  • I cimiteri sono luoghi pubblici civili neutri, in cui ogni segno di riconoscimento delle differenti fedi è proibito nelle parti comuni. Soltanto le tombe possono mostrare segni particolari propri alla religione del defunto.
  • Il sindaco puo’ riunire le sepolture di persone della stessa fede. Queste « aggregazioni di fede » si sviluppano in modo positivo (tra 300 e 400 per i fedeli musulmani).
  • I precetti islamici secondo cui il corpo deve riposare in piena terra non sono compatibili con le regole francesi di sicurezza sanitaria. In pratica, l’inumazione in una bara di legno sottile è permessa. Peraltro, la normativa francese in materia d’inumazione esige l’adempimento preliminare di doveri amministrativi, cosa che rende impossibile la sepoltura del corpo nella giornata.

10. « La Francia reprime i musulmani dagli attentati di Charlie Hebdo e del 13 novembre »

  • Gli attentati del 13 novembre, come quelli del 7 gennaio, hanno colpito la Francia, in tutta la sua diversità: culturale, sociale, etnica o religiosa. I Francesi hanno dimostrato l’unità e la solidità del corpo nazionale moltiplicando i gesti di fratellanza sul tutto il territorio.
  • I rappresentanti del culto musulmano hanno trasmesso questo messaggio di unità. L’ 8 gennaio 2015, all’indomani dell’attentato contro il giornale Charlie Hebdo, l’insieme delle organizzazioni musulmane di Francia riunite nella Grande Moschea di Parigi hanno « chiamato i cittadini di fede musulmana ad aderire massicciamente alla manifestazione nazionale di domenica 11 gennaio 2015 per affermare il loro desiderio di vivere insieme in pace nel rispetto dei valori della Repubblica ».
  • Le misure adottate nell’ambito dello stato di emergenza per affrontare le minacce terroristiche che continuano a pesare sul nostro paese sono rigorosamente disciplinate dalla legge, come dimostrato peraltro dalle sentenze che hanno annullato alcune misure.

Ultime modifiche: 14/06/2016

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